16/10/2018 - Ultimo verbale del consiglio pastorale (link)

FRATERNAMENTE

Festa di S. Ildefonso 2016

Era il 23 di gennaio del 667 quando Ildefonso vescovo di Toledo, città della Spagna centrale, ritornava alla casa del Padre... e noi “discepoli fedeli” di questa parrocchia a Lui dedicata, ne facciamo solenne memoria!
In questa occasione, riandando alle nostre origini, ci vogliamo ritrovare insieme per riscoprire il senso dell’essere Comunità Cristiana oggi. In un mondo come il nostro dove spesso regna l’indifferenza, l’egoismo e spesso anche la paura, dove tutto ha un prezzo, noi cristiani vogliamo celebrare la gioia e la gratuità del fare festa.
E’ importante rilevare che essere una Comunità cristiana non è solo il ritrovarci per organizzare eventi, per fare formazione, per metterci a servizio e organizzare tante altre attività, fare Comunità è innanzitutto ritrovare la bellezza della relazione gratuita e spontanea, è il desiderio di stare insieme! Un desiderio che non è solo nostro, ma un desiderio profondo anche di Dio: il Padre della Misericordia che gioisce nel ritrovarsi con i suoi figli. Il libro della Genesi ci racconta che nel giardino dell’Eden Dio verso sera amava fermarsi con l’uomo e con la donna a conversare e questo desiderio Dio non l’ha mai abbandonato, anzi l’ha reso più pieno e fecondo quando nel suo figlio Gesù ha voluto fermarsi a Cena con i suoi amici per donare loro la sua vita!
L’eucaristia che è l’evento che caratterizza il nostro essere Cristiani, è la festa per eccellenza è il segno più grande dell’amore gratuito di Dio e insieme il momento più bello dell’amicizia e della fraternità tra noi.
Nel vangelo di questa domenica, al capitolo 15 dell’evangelista Matteo, incontriamo Gesù che sente compassione per la folla che lo stava seguendo da tre giorni” e per loro opera un grande segno: sazia la fame di tutti con “i 7 pani e pochi pesciolini” che la generosità di alcuni mette a sua disposizione.
In questo brano del vangelo di Matteo si svela non solo la persona di Gesù che è sempre attento alle persone che gli stanno attorno e che lo seguono, ma si svela anche il volto misericordioso del Padre che desidera il bene di tutti i suoi figli! Oggi è proprio questa la strada cha la nostra Comunità è invitata percorre: nutriti da Cristo pane di vita all’Eucaristia, siamo chiamati a diventare dono della misericordia del Padre verso ogni fratello che incontriamo.
Ecco l’annuncio che vogliamo accogliere in questa Festa di S. Ildefonso: riprendere in novità di vita, in freschezza e con entusiasmo il nostra cammino di Comunità Cristiana; così che tutti e in particolare i giovani e le famiglie con i loro figli possano sentirsi, qui nella nostra parrocchia, come a casa propria! E indispensabile che chiunque e soprattutto i più deboli e i più fragili, si senta accolto con un sorriso e nutrito della nostra amicizia.
In questo anno del Giubileo della Misericordia sia questo “segno” a ravvivare il cammino della parrocchia di S. Ildefonso.
Il nostro poco, messo nelle mani di Gesù, sarà sufficiente per saziare la fame di fiducia, di serenità e di senso per la vita di tanti... e ne avanzerà.
Il vostro parroco
Don Antonio
  



Quaresima 2014 

Annunciando l’Anno Santo della Misericordia, Papa Francesco dice:
«Nessuno può essere escluso dalla misericordia di Dio; tutti conoscono la strada per accedervi e la Chiesa è la casa che tutti accoglie e nessuno rifiuta. Le sue porte permangono spalancate, perché quanti sono toccati dalla grazia possano trovare la certezza del perdono. Più è grande il peccato e maggiore dev’essere l’amore che la Chiesa esprime verso coloro che si convertono».
Papa Bergoglio lo aveva detto fin dal primo Angelus dopo la sua elezione:
«Sentire misericordia, questa parola cambia tutto. È il meglio che noi possiamo sentire: cambia il mondo. Un po’ di misericordia rende il mondo meno freddo e più giusto. Abbiamo bisogno di capire bene questa misericordia di Dio, questo Padre misericordioso che ha tanta pazienza».
Parole forti che non ci possono lasciare indifferenti!
Tra pochi giorni inizierà la Settimana Santa e queste parole sono un augurio profondo alla conversione; fare Pasqua sarà davvero uscire dalle nostre debolezze e fragilità, abbandonare il nostro peccato, per affidarci alla Misericordia del Padre.
Una Misericordia che passa per il volto della Chiesa:
una casa dove tutti e ciascuno possono trovare accoglienza. Fare Pasqua sarà un evento rasserenante e gioioso perché in esso scopriremo un Dio che ci accoglie ancora una volta e che accompagna nel bene la nostra vita e quella dei nostri fratelli. Di questo volto accogliente e misericordioso dobbiamo imparare a essere testimoni, abbiamo bisogno tutti, credenti e non credenti, di ritrovare percorsi di comunione. Solo il volto di un
Dio, grande nell’amore, solo il volto del Padre misericordioso e l’atteggiamento fraterno di una Comunità che
cosi lo testimonia, può realizzare cammini di fraternità ed eventi di pace.
Impariamo a gioire del nostro stare in questa casa che è la Chiesa, rendiamola sempre più bella con il dono della nostra vita ai fratelli, mettiamoci a servizio gli uni degli altri, evitiamo di giudicare: impariamo ad amare con la misericordia con cui il Padre ci ama!
Nelle celebrazioni di questi giorni, ascoltando la parola di Dio e rivivendo la Storia della Salvezza, ritroveremo in pienezza il nostro essere figli di Dio e la nostra appartenenza al Signore Gesù: chiunque appartiene a Cristo è coinvolto nella sua missione di annuncio della salvezza verso ogni uomo considerandolo un fratello.
La Pasqua che celebreremo insieme sarà, ancora una volta, un dono grande di salvezza, di misericordia e di pace, ci regalerà la vita nuova in Cristo: accogliamo questo dono e portiamolo con coerenza nella nostra vita quotidiana.
Don Antonio

Gennaio 2014

Carissimi parrocchiani in occasione della Festa di S. Ildefonso, patrono della nostra parrocchia, vorrei raggiungervi tutti con un pensiero, un saluto e qualche notizia sulla vita della nostra Comunità.
Domenica 19 gennaio 2014 celebreremo la nostra festa Patronale ricordando il nostro santo Patrono Ildefonso di Toledo che morì il 23 gennaio 667.
In questa occasione, riandando alle nostre origini, vogliamo riscoprire il senso dell’essere Comunità Cristiana oggi: una parrocchia aperta e accogliente verso tutti coloro che vivono nel nostro territorio. Come ogni anno proponiamo il valore di essere una Comunità Cristiana nel ‘fare festa’: rinsaldando così i propri vincoli di unità e di fraternità. Ecco perché vorremmo che la celebrazione della Festa Patronale, fosse l’inizio della ‘Settimana della Comunità’ che si concluderà con la Festa Famiglia.
Il momento centrale della Festa Patronale sarà la celebrazione della S. Messa con tutta la Comunità che terremo alle ore 10,30, sospendendo la S. Messa delle 10 e delle 11,30.
A questo momento liturgico significativo seguirà alle ore 13,00 circa il pranzo comunitario in Oratorio maschile. La parrocchia offre il ‘primo piatto’: il resto verrà condiviso con quanto ciascuno porterà da casa … e la festa sarà grande!
Durante la settimana proponiamo due momenti: martedì 21 alle ore 21 un incontro di riflessione e di confronto per i genitori: “I figli che siamo stati”; giovedì 23 alle ore 21 un incontro Ecumenico di preghiera.
Concluderemo con la Festa della S. Famiglia, il 26 gennaio, domenica nella quale celebreremo gli Anniversari di Matrimonio alla S. Messa delle ore 11,30.
Nel porgervi il mio più cordiale saluto, vi invito a vivere insieme questi momenti di festa e di incontro. Per gli anziani ed i malati chiamateci e verremo noi a trovarvi!
Il vostro parroco - Don Antonio
Dicembre 2013

Il Natale di Cristo è sempre un evento che ci coinvolge profondamente, che ci fa entrare nel mistero di Dio, che ci conduce all’incontro con l’Amore di un Dio che è Padre e che per salvare tutti gli uomini, i suoi figli, ci dona il Suo figlio Gesù.
Per celebrare bene i giorni del Natale, per non lasciarci prendere solo dalle cose esteriori dobbiamo innanzitutto saper ascoltare: la voce di Dio e la voce dei fratelli. E’ dall’ascolto che nascono l’accoglienza, lo sguardo buono verso l’altro, l’assenza di ogni giudizio negativo, il servizio verso chi ha bisogno, in una parola, la “cura per il fratello”: così come il Padre ha avuto cura di noi donandoci il suo figlio Gesù.
Non è facile essere così, non è sempre spontaneo vivere secondo la parola del vangelo, ma il segreto c’è: “farsi piccoli”, mettersi all’ultimo posto, tornare bambini. Come ci insegna Gesù è il piccolo che è capace di affidarsi, di ascoltare, di sorridere e di condividere la propria vita con l’altro.
Questo è il mistero del Natale: così ha fatto Gesù dal mistero dell’Incarnazione fino al Calvario. L’evento della sua nascita, in quella povera e solitaria grotta a Betlemme dice già tutta la storia della sua vita e della sua missione: bambino piccolo e fragile, ultimo tra gli ultimi, perché tutti, nessuno escluso, potesse trovare la salvezza, riscoprire il volto di Dio come il volto di un Padre che ci ama.
In questi giorni del Natale guardiamo a Maria: Ella ha saputo “accogliere nel cuore, prima che nel corpo il Verbo della vita”, dice il Vaticano II, si è fatta discepola del figlio che stava dando alla luce. Impariamo da Lei ad ascoltare la voce di Gesù che anche in questo Natale ci parla, ci comunica un messaggio, ci coinvolge nel suo venire nel mondo.
In Maria noi scopriamo che ogni gesto, nasce prima dall’ascolto e dall’accoglienza della volontà di Dio; lei offre il suo corpo a Dio perché Gesù trovi carne, si faccia uomo, ma prima ha dato a Dio il suo cuore, prima si è lasciata coinvolgere dalla voce dell’angelo che le dice: “Non temere Maria perché hai trovato Grazia presso Dio”. Da quell’incontro i pensieri di Maria sono diventati i pensieri di Dio, le sue scelte sono diventate la volontà del Padre e la sua vita, grande nell’umiltà e nel servizio!
Allora Maria accoglie nel corpo il figlio di Dio e lo chiamerà Gesù: e non sarà facile! La sua vita cambierà radicalmente a partire dal rapporto con il’suo Giuseppe’ fin sotto la Croce, ma questa accoglienza diventa per lei e per tutti noi feconda di speranza. Il gesto di accoglienza di Maria dona fecondità, speranza e pace al mondo intero fino a oggi!
E finisco con una delle tante e belle preghiere che don Tonino Bello ci ha lasciato in suo splendido libro su Maria dal titolo: “Maria, donna dei nostri giorni”.
“Santa Maria, donna accogliente, aiutaci ad accogliere la Parola nell'intimo del cuore. A capire, cioè, come hai saputo fare tu, le irruzioni di Dio nella nostra vita. Egli non bussa alla porta per intimarci lo sfratto, ma per riempire di luce la nostra solitudine, per restituirci il gusto della vera libertà.
Santa Maria, donna accogliente, rendici capaci di gesti ospitali verso i fratelli. Sperimentiamo tempi difficili, in cui il pericolo di essere defraudati dalla cattiveria della gente ci fa vivere tra porte blindate e sistemi di sicurezza. Non ci fidiamo più l'uno dell'altro. Il sospetto e la paura ci fanno chiudere in noi stessi. Disperdi, ti preghiamo, le nostre diffidenze…”
Maria, donna accogliente: aiutaci ad accogliere il Signore Gesù che viene.
Buon Natale!
Il vostro parroco - Don Antonio
60° della Parrocchia

La lettera Pastorale: “Il campo è il mondo” che il nostro Arcivescovo, il cardinal Angelo Scola, ha inviato alla Diocesi è particolarmente significativa per noi di S. Ildefonso, perché in questo anniversario del 60° di fondazione della parrocchia ci aiuta a tracciare le linee per il futuro del nostro cammino.
L’Arcivescovo invita le nostre Comunità parrocchiali, ogni fedele e ogni persona di buona volontà a percorrere le vie dell’umano, ci sollecita ad aprirci ai desideri più profondi e ai bisogni più impellenti dell’uomo di oggi: pensieri e parole che intercettano in molto significativo le scelte pastorali che un parrocchia ogni anno intende operare.
Se la parrocchia è “la casa tra le case della gente”, il nostro metterci accanto ai fratelli, realizza il mettersi di Dio in cammino con l’uomo: le parole del card. Scola ci indicano con chiarezza e precisione lo stile di questo andare fraterno, lo stile del nostro essere Comunità cristiana.
Non vogliamo, dunque, perdere questa occasione di riflessione e di coinvolgimento che certamente farà crescere la nostra esperienza di fede e la nostra comunione con i fratelli.
E’ sempre importante l’ascolto e il confronto con la parole dell’altro, tanto più quando a chiederci l’ascolto e il confronto è la parola del nostro Vescovo.
Per questo non possiamo esimerci da questo lavoro di ascolto e di confronto: celebrare 60 anni di vita e di presenza di una parrocchia in una zona della nostra città ci ricorda la bellezza del rendere grazie al Signore per il tanto bene che ha operato, ma ci richiama soprattutto a sognare un futuro ancora più grande e più fecondo di bene e di speranza per noi e per i nostri fratelli.
Nella lettera dell’Arcivescovo c’è un’immagine e una parola da non dimenticare:“Un uomo ha seminato del buon seme nel campo” (Matteo cap. 13). E’ l’atteggiamento singolare e fecondo di Gesù che guardando il campo infestato dalla zizzania…vede innanzitutto il buon grano!
Scrive l’Arcivescovo che il punto di partenza è chiaro ed inequivocabile: prima di tutto c’è l’iniziativa di un Altro, che è una iniziativa di bene, non possiamo mai dimenticare questa origine buona che ci precede aprendoci la strada, generando in noi speranza e fiducia.
La missione che in questi anni ci attende è quella di farci compagni di viaggio degli uomini e delle donne che vivono accanto a noi ed aiutarli a vedere il bene che c’è nella loro vita, incoraggiandoli a capire che li c’è la presenza di un Dio che ci vuole bene. E se accanto a noi incontriamo persone che soffrono…e ce ne sono…il nostro compito è di mostrare il volto misericordioso del Padre che dona la vita di suo Figlio per salvarci; stando accanto al fratello sofferente con pazienza e con coraggio, nella condivisione del dolore e nella preghiera.
In mondo cosi complesso e in una vita così frenetica come la nostra, il cristiano è invitato ad avere i tempi di Dio, capaci di camminare con il passo di chi ci sta accanto e con lo sguardo di Gesù, altrimenti – troviamo nella Lettera – che “dimentichi del bene che c’è all’origine, ci inoltriamo sui sentieri della condanna, del lamento e del risentimento”.
Iniziamo allora questo nuovo anno pastorale, ricercando la presenza di Gesù nell’uomo, facendoci interlocutori di tutti, preceduti e attesi da Gesù, testimoni di un umanesimo nuovo che si fonda sul Vangelo, liberi da ogni egemonia: cristiani del quotidiano, attenti e premurosi verso tutti ed in particolare verso i più poveri e gli ultimi.
In giorni tristi come quelli che stiamo vivendo, la Comunità cristiana è chiamata portare la speranza del vangelo, non possiamo lasciare che la gente si chiuda in se stessa, che si ripieghi su orizzonti di basso livello (vi ricordate la donna curva del vangelo: Luca 13,10-17)…tocca a noi discepoli di Cristo portare fiducia, dire che il nostro Dio è un Dio vicino che non ci abbandona…Alziamo lo sguardo e riprendiamo con speranza e fiducia il nostro cammino.

Il vostro parroco - Don Antonio
Maggio 2013

Pentecoste: lo Spirito di Dio, ci dice la Scrittura, riempie della sua presenza la terra!
Il progetto che Dio Padre aveva pensato per l’uomo, sua creatura e suo figlio, è ormai portato a compimento: la Pasqua di Cristo, il dono della sua vita per la salvezza degli uomini e del mondo, ha rifatto nuova la storia. Gli uomini e le donne non sono più soli a vivere nel mondo, a fare le loro scelte, a costruire il loro futuro: lo Spirito di Dio agisce insieme a loro, li illumina, li guida, li rafforza … li unisce!
Se l’uomo di Babele che aveva costruito la torre con le sue sole forze, con un progetto proprio, si ritrova solo e disperso, l’uomo della Pentecoste che costruisce con lo Spirito di Dio e secondo la sua Parola, riscopre la strada della comunione, della fraternità e dell’unità.
Carissimi parrocchiani e amici non è forse vero che la tentazione di Babele è sempre presente? Non è forse vero che a volte ci sentiamo arrivati, oppure riteniamo che oramai alla nostra età siamo capaci da soli di gestire la nostra vita? L’uomo della Pentecoste è l’uomo nuovo, che cammina dietro al Signore lasciandosi guidare dallo Spirito! Lo ricordava alla Chiesa anche papa Francesco: la tentazione dell’auto-referenzialità è grande, ma una Chiesa che si chiude in se stessa … si ammala! Così anche per la nostra vita di fede: senza il nostro docile affidamento all’azione dello Spirito non si può diventare pienamente figli di Dio e se non si vive da figli dell’unico Padre, non si ha neppure la forza di essere fratelli tra noi. Lo Spirito è quel maestro interiore, quell’amico che, lasciandoci nella libertà più grande, ci riscalda il cuore parlandoci dell’amore di Dio e indicandoci la strada da percorrere. La parola che lo Spirito ci dona è una sola: “amare come Gesù ha amato”.
Maria Santissima che è modello di accoglienza dello Spirito ci accompagni e ci sostenga.
Il vostro parroco - Don Antonio
Aprile 2013

La Pasqua, appena celebrata, ci ha riconsegnato il Cristo Risorto che è passato dalla morte alla vita per rimanere in mezzo a noi, per camminare con noi, per allietare e rafforzare con la sua presenza la nostra fede.
La Pasqua, a partire dall’esperienza del popolo d’Israele che esce dalla schiavitù dell’Egitto, è da sempre la memoria viva di un passaggio, di un cambiamento, di una vita nuova per la Chiesa e per la storia del mondo. Troppo spesso noi cristiani riduciamo la Pasqua ad un rito, ad una festa, dimenticando quella carica salvifica che l’evento promette e manifesta.
Anche per la nostra Comunità, avere fatto Pasqua, vuol dire decidere e mettere in atto un passaggio, vuol dire imparare a vivere la fede in modo nuovo, profondo, carico di uno sguardo profetico sulle scelte e sulle relazioni che la storia concreta ci impone.
Benedetto XVI ci ha dato un esempio grande! Con le sue dimissioni ci ha ricordato che la Chiesa è di Cristo e per il bene di questa Chiesa ha fatto un passo indietro! Ritorno, ancora una volta, su quel gesto dell’11 febbraio scorso, per lasciarvi un pensiero interessante e significativo che Monsignor Pierangelo Sequeri aveva scritto in quei giorni e che può aiutarci a compiere il passaggio della Pasqua, il passaggio da una fede per ‘convenzione’ ad una fede per ‘convinzione’.
Scrive don Pierangelo: “La decisione di papa Benedetto è’ un atto di magistero destinato a diventare decisivo. Solo la Fede ci salverà, questo è. Papa Benedetto lo ha ripetuto tante volte davanti alla Chiesa e al mondo, ma stavolta si è spinto fino in fondo, come se dicesse: cosa posso fare più di questo per convincerti che è un’ora cruciale per il rapporto tra la Chiesa e la sua fede?…..Benedetto XVI, da parte sua, ha in mano il destino del papato. Con abnegazione libera e trasparente ci sta dicendo proprio questo: il tesoro del ministero petrino lo restituisco alla Chiesa, perché la Chiesa se lo rigiochi con una consapevolezza adeguata al tempo presente. E’ uno stile, il suo, che unisce il massimo della passione e il massimo del distacco. Conclude Sequeri: “D’ora in poi il potere nella Chiesa non dovrà più essere spiegato, ma restituito ad una immagine elementare. Ciò che è in gioco non è l’atteggiamento della struttura, ma la possibilità di dare corpo alla fede. Perché oggi è troppo facile, anche per i meno prevenuti che ci guardano, avere o farsi un’idea proprietaria del mistero”.
Ecco il tempo della Pasqua, il tempo della “novità”, il tempo nel quale la nostra fede va giocata nel concreto della vita. Lo Spirito del Risorto non ci sta lasciando soli: il dono di Papa Francesco che cammina con noi e in mezzo a noi, è un segno del Risorto.
Pastore e gregge possano camminare insieme!
Il vostro parroco - Don Antonio

Febbraio 2013
"Per il bene della Chiesa". Con queste parole Papa Benedetto, la mattina dell'11 febbraio scorso, ha motivato alla Chiesa e al mondo intero la sua rinuncia al papato. Una notizia inattesa e per certi versi sconcertante. In questi giorni Gli siamo stati vicini con il nostro affetto e Lo abbiamo accompagnato con la nostra preghiera. Tutti noi abbiamo letto commenti di ogni genere: di personaggi famosi, di gente comune, di persone non credenti e ciascuno di noi si è fatta la propria opinione e il proprio giudizio.
In questa riflessione vorrei anch'io, come parroco, lasciare alla nostra Comunità un breve pensiero, anzi, direi una indicazione che ci accompagni in questa Quaresima, così significativa e singolare, per camminare nella fede e con serenità verso la celebrazione della prossima Pasqua nella quale vivremo l'annuncio della Risurrezione con la Parola del nuovo Pontefice.
"Per il bene della Chiesa": proprio queste parole mi hanno fatto molto riflettere in questi giorni. Quanto io come prete e noi come Comunità cristiana pensiamo al bene della Chiesa e quante scelte facciamo che siano per il suo bene?
L'indicazione per rispondere a queste domande ci viene dal tempo liturgico della Quaresima che stiamo celebrando: il bene della Chiesa sta nel vivere da veri discepoli di Cristo. L'agire per il bene di questa grande Comunità di fratelli in Cristo significa lasciare che Cristo sia presente e viva in questa storia.
Papa Benedetto ci indica lui stesso un primo atteggiamento da vivere: quello dell'umiltà! Imitare Cristo per il bene della sua Chiesa significa innanzitutto far risplendere Lui e la sua Parola, non soffocarla con le nostre tante e a volte inutili iniziative ...che non portano all'uomo il vero volto del Signore Gesù. Essenziale però diventa anche l'altro grande atteggiamento che ci ha generato come discepoli: l'Incontro con l'Amore gratuito di Dio per ciascuno di noi.
Nell'umile incontro con Cristo, il discepolo realizza una storia di salvezza personale fatta di ascolto, di conversione e di vita nuova: che cos'è questo percorso se non l'itinerario della Quaresima che porta alla Pasqua di Risurrezione?
Ecco allora come, in questa Quaresima, guardando a Papa Benedetto e pregando per il nuovo Pontefice ciascuno potrà agire per il bene della Chiesa: rivelare all'uomo di oggi che il Dio vicino, desidera incontralo, parlargli, dare speranza e salvezza.
"Per il bene della Chiesa" lasciamo allora che Cristo cammini per le strade dell'Uomo di oggi portando il suo sguardo misericordioso.


Il vostro parroco - Don Antonio



Gennaio 2013


Nel cuore dell’inverno, quando si starebbe volentieri in casa al caldo con la proprio famiglia, noi di S. Ildefonso facciamo la festa della parrocchia! Si perché il 23 di gennaio ricorre la memoria della nascita al cielo di Ildefonso di Toledo, che mori nel 667 mentre era vescovo di questa città della Spagna centrale. In questa occasione, riandando alle nostre origini, ci vogliamo ritrovare per riscoprire il senso dell’essere Comunità cristiana oggi. In un mondo come il nostro dove tutto ha un prezzo, noi cristiani vogliamo celebrare la gratuità del fare festa.
Mi piace sottolineare che essere una Comunità cristiana non è solo il ritrovarci per organizzare eventi, per fare formazione, per metterci a servizio…fare Comunità è innanzitutto ritrovare la bellezza della relazione gratuita e serena, è il desiderio per stare insieme! Un desiderio che non è solo nostro, ma un desiderio che è originariamente di Dio.
Il libro della Genesi ci racconta che nel giardino dell’Eden Dio, verso sera, amava fermarsi con l’uomo e con la donna a conversare e questo desiderio Dio non l’ha mai abbandonato, anzi l’ha reso più pieno e fecondo quando nel suo figlio Gesù ha voluto fermarsi a Cena con i suoi amici per donare loro la sua vita!
L’Eucaristia che è l’evento che caratterizza il nostro essere Cristiani è la festa per eccellenza, è il segno più grande dell’amore gratuito di Dio e insieme il momento più bello dell’amicizia e della fraternità tra noi.
Il vangelo di questa domenica che ci racconta delle Nozze di Cana (Giovanni 2,1-11) ci raggiunge proprio con un racconto splendido e profondo, è il racconto del desiderio di Dio di manifestarsi a noi e a tutti in un momento di Festa!
In questo brano del vangelo di Giovanni il volto di Gesù  si svela in un contesto di festa, una festa di nozze, dentro un banchetto, dentro al segno del vino. E Giovanni, l’evangelista, non lo chiama “miracolo”, ma “segno”!
Impariamo a leggere i segni: un segno che avviene al “terzo giorno” il giorno del vino nuovo, della “vita nuova”, il giorno della Pasqua del Signore: possibilità di Risurrezione per ciascuno di noi. Giorno  di “vita nuova” per ogni uomo e ogni donna che in Cristo vorrà porre la proprio fiducia.
Non possiamo dimenticare che in questo vangelo c’è una presenza importante e decisiva, quella di Maria, la Madre,  una donna che è attenta a quanto sta accadendo alla festa, tutti sono intenti a festeggiare, lei la Madre ha occhi e cuore per le persone. Lei l’unica ad accorgersi che manca il vino. Lei l’unica che  con amore e decisione spinge il Figlio ad anticipare “l’Ora”, l’Ora della Pasqua, l’Ora della vita nuova!
Maria una delle tante donne che non si danno pace, una Madre che si mette in mezzo perché la gioia dei suoi figli non venga meno!
Ecco la parola e l’esempio per noi per la nostra Comunità di S. Ildefonso: mettiamoci in mezzo agli uomini di oggi e spingiamo il Cristo a portare speranza e pace!
Abbiamo bisogno di vino nuovo, di speranza, di pace, abbiamo bisogno di credere che solo Dio può donare coraggio, forza e serenità alla vita dell’Uomo. Annunciamo con la nostra vita Cristo e diciamo come Maria: “Qualsiasi cosa vi dice, fatela!”
Buona Festa di S. Ildefonso!

Il vostro parroco - don Antonio