29/6/2017 - Ultimo verbale del consiglio pastorale (link)

Saluto di madre Emanuela per il 60° di fondazione della nostra Parrocchia

A nome di tutte le mie sorelle vorrei innanzitutto rivolgere un grazie e un saluto a Mons. Carlo Faccendini, che abbiamo la gioia di incontrare per la prima volta.
Sulle sue spalle pesa la sollecitudine per tutte le Chiese di Milano, quindi anche di questa nostra Chiesa, che è la prima costruita in Italia in onore di S. Teresa di Gesù Bambino.
A lui vogliamo assicurare la nostra vicinanza e la nostra preghiera.
E per salutare tutti i presenti … apro il Vangelo, e trovo che Gesù, in viaggio verso Gerusalemme, era solito sostare a Betania in casa di amici ….! E’ l’icona del nostro incontro di questa sera: prima di raggiungere la vostra Gerusalemme, la grande chiesa di s. Ildefonso vi siete fermati qui, intorno a Gesù, per un momento di comunione tra amici … Qualcuno forse ricorderà quanto Don Domenico aveva scritto: il Carmelo fu per noi Betlemme, Nazareth; Getsemani e Tabor: ma sarà sempre la nostra Betania.
E infatti siamo qui stasera a celebrare un’amicizia che dura da 60 anni …
Abbiamo sorriso quando nell’omelia della concelebrazione del 1°ottobre, don Antonio cercava qualcuno che nel 1953 avesse avuto almeno 30anni; sì, Don Antonio, c’ero, avevo 26 anni; ero la più piccola della mia Comunità, ed ora sono qui, memoria storica, a ricordare quel 7 ottobre 1953, quando la Priora Madre Giovanna, ci raccontò d’aver avuto la visita di un giovane Sacerdote sconosciuto (don Domenico, che allora era coadiutore alla Trinità), che chiedeva, a nome dell’Arcivescovo, di poter iniziare nella nostra Chiesa, la sua attività di Parroco senza parrocchia: pastore senza gregge e senza ovile! E lei, la Madre Giovanna, aveva subito detto “sì”, ma che cosa potevamo offrirgli? una chiesa spoglia, non ancora ultimata (la guerra aveva interrotto i lavori), che portava le gravi ferite, ancora aperte, dei bombardamenti (proprio in quei giorni si era aperta una voragine nel pavimento, che restava così agibile solo nella parte centrale della Chiesa), ma avevamo detto “SI”!
Mi sono commossa rileggendo il decreto di erezione della Parrocchia, in cui il futuro Beato Card. Schuster scriveva: “nella speranza che la Divina Provvidenza ci mandi i mezzi per la costruzione di una nuova Parrocchia, noi ora, fidando nella bontà delle RR. Madri del Carmelo, che prestano temporaneamente la Chiesa per le funzioni parrocchiali, e nella generosità degli abitanti che pensino al mantenimento del Parroco, abbiamo deciso di erigere una nuova cura d’anime ….”.
Quel “SI” della Madre veniva dal suo cuore, ma sapeva di poter contare sulla sua Comunità: e subito, il giorno stesso, iniziò un cammino a “due” che sarebbe durato per tre anni. Tutto venne messo in comune; la Chiesa, la Sacrestia esterna col nostro sacrestano sempre presente, la sacrestia dei paramenti e dei Vasi Sacri, con la collaborazione di una sorella sempre disponibile, l’intreccio degli orari, la pacifica convivenza dei due riti, l’alternarsi di matrimoni battesimi e funerali: per la Comunità fu un’apertura di orizzonti a 90 gradi, una scuola di libertà e condivisione, una vera chiamata missionaria: abbiamo capito nel vivo cosa vuol dire essere Chiesa.
Tre anni di Grazie sono passati: in cui s. Teresa di G. Bambino ha visto crescere la comunità Parrocchiale, l’ha accompagnata verso la nuova dimora per poi riaccoglierla ogni anno a rendere grazie insieme ai suoi pastori e ai suoi preti (i capofila don Domenico e don Enrico sono già lassù):
come stasera …“su questa Betania di anni, su questa veglia di festa, su questo pezzo di Chiesa, e su tutto il campo che è il mondo lascia cadere, piccola Teresa quelle rose che hai largamente promesse
Madre Emanuela della Madre di Dio, Priora